Felicità

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Sperare nei fiori di pesco
Vedere un gatto che dorme
Fotografare una mattina

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Sulla prepotenza della parola

Questo è lo spazio dei miei pensieri, il luogo della mia memoria, il rifugio della mia malinconia.
Scrivere è la mia casa; torno ogni volta che posso.
Scrivere è la mia pala; scavo nelle segrete del mio essere.
Scrivere è il mio cassetto; metto ordine nel caos.
Scrivere è la mia linfa; cresco e me ne riempio le vene.
Scrivere sono io: senza di me sarei perduta.

Ma chi cacchio è Mauro Picotto?!

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Listone fascista della pseudo musica che ascoltavo a 16 anni durante il periodo post- Aerosmith. Siccome mi vergogno, ho deciso di condividere per liberarmi del senso di colpa… Ma riascoltando questi capolavori ormai rimossi dalla mia mente decisamente covertitasi al rock declinato in tutte le sue varianti, non ho provato un vero disgusto: piuttosto dopo un’attenta analisi filologica dei titoli e dei cantanti, sono rimasta mezza allibita e mezza scompisciata e poi, con lo sguardo ormai totalmente perso nel meraviglioso mondo della dance mi sono chiesta, ma-chi-cacchio-è-mauro-picotto?!

Hard times

Stamattina il mio amato market android mi ha regalato un’app con le sigle di tutti i cartoni animati della storia del mondo e siccome ho pensato che continuare a sentire la mia voce ripetere Filippo II e i regni iberici fosse troppo angosciante/snervante ho optato per un medley-nostalgia dei cartoni della mia infanzia non ancora terminata…
Vabbè, tralasciando i lacrimoni che mi sono scesi nell’ascoltare la sottopostata sigla o quella dell’uomo tigre o quella di lady oscar o quella di david gnomo (sì, anche quella), mi sono sovvenute due riflessioni, anzi una domanda e una riflessione…
La riflessione: se Ken il guerriero e l’uomo tigre erano una religione per me, non avrei mai potuto stringere una serena e pacifica relazione con le vestali di Candy Candy che oggi sono cresciute e si sono evolute in vestali di Hello Kitty. Perciò la colpa della mia naturale disposizione a diffidare delle amicizie femminili è sicuramente di Candy Candy.
La domanda: ma perché dopo più di vent’anni riesco a cantare queste benedette sigle senza sbagliare una virgola e dopo cento volte che l’ho ripetuta, la data della guerra dei trent’anni per me è ancora un insondabile mistero?