14 Luglio, giorno 265: cane con mela

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Avete presente l’ossessione di Scrat, il personaggio ibrido tra uno scoiattolo e un topo della serie L’era glaciale, per le ghiande? Bene, Darko ha la stessa ossessione, ma per le mele, per le foglie, per i rami, per le pietre, per le castagne, per i fili d’erba. Raccoglie maniacalmente tutto quello che si trova davanti e lo porta all’essere umano più vicino, in attesa che glielo si lanci, non accettando un no come risposta e seguendo il malcapitato in ogni dove, finché egli, ormai sfinito da cotanta impertinenza, non si rassegni ad accontentare le sue richieste. Avete mai provato a lanciare un filo d’erba a un pastore tedesco?

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13 Luglio, giorno 264: ricompensa giapponese

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Una delle cose che adoro fare è provare nuovi sapori. In viaggio non sono una di quelle che si fionda nel primo ristorante italiano o che, al ritorno in patria, mangiando un piatto di pasta, afferma laconica: “Quanto mi è mancato il cibo di casa mia”! No, decisamente no! A Napoli c’è una strada completamente dedicata ai ristoranti etnici, basta trovare parcheggio (cosa nient’affatto facile!) e potete fare un viaggio intorno al mondo muovendovi di pochi metri: Messico, Brasile, Cina, Giappone, Grecia, Spagna, Etiopia, Marocco e tutto il mondo arabo. Ma l’idea di mettermi nel traffico e perdere minuti preziosi a trovare un posto per la macchina mi hanno fatto desistere, puntando direttamente sulla ben più pratica Avellino e il suo SoSoushi, un ristorante giapponese meraviglioso, proprio nel centro storico del capoluogo irpino, dove l’unica difficoltà è la scelta in un menù grande come un quadro 50×70!

12 Luglio, giorno 263: bollicine!

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E dopo la 43esima fatica di Ercole (sì, perché per laurearti in Lettere devi fare la bellezza di 43 esami, esclusi esami integrativi e ulteriori conoscenze linguistiche e informatiche) mi sono presa una giornata per fare tutto quello che lo studio mi aveva rubato: dormire (poco, per la verità, l’adrenalina era veramente arzilla), guardare Real Time, prendere il caffè con i tempi giusti, fare un po’ di sport, leggere Erri De Luca, e ovviamente brindare 😉

11 Luglio, giorno 262: D-Day is here

Camera 360

Avrei potuto scegliere decine di foto del giorno: la scala ripida della metro che mi è sembrata una metafora della mia vita universitaria, ragazzi bianchi come cenci in attesa della professoressa, libri appoggiati a terra nella speranza di non vederli mai più, io che mi tuffo in piscina ancora vestita, lo spumante che ho stappato a tavola, il giro in moto con Stefano, l’espressione dei miei genitori quando sono tornata, la prima lettura di piacere dopo mesi durante il viaggio di ritorno. Ma una foto più emblematica del pianto di gioia e liberazione che ho fatto subito dopo la verbalizzazione del mio ultimo esame, credo che non ci sia!

10 Luglio, giorno 261: ci siamo!

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E’ il giorno prima dell’esame. Quello in cui, di solito, chiudo i libri e mi rilasso. Stavolta è impossibile. Ho portato i libri a pranzo, mentre aspettavo che la mia magnanima metà mi preparasse un caffè ristrettissimo. Ho la faccia da casalinga disperata, una vera, non una di quelle della serie tv che di disperato non hanno un bel niente. Non dormo tranquillamente da mesi, ogni notte è sempre la stessa storia: mi presento all’esame e per un motivo o per un altro torno a casa in lacrime. A volte invece non arrivo neppure a sedermi o per colpa della metro o per colpa della sveglia. Sono davvero sfinita… e domani mi gioco tutto, proprio tutto.

9 Luglio, giorno 260: Alice

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Ero completamente assorta, studiavo Seneca e il suo De otio, mi ha riportata alla realtà contemporanea un miagolio disperato lanciato sotto il diluvio. Ho sceso le scale di corsa, mi sono trovata davanti una gattina ferita che non aspettava altro che qualcuno le aprisse una porta. Ha trovato una casa e un mare d’amore, il mio.

6 Luglio, giorno 257: c’è sempre un motivo

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Questo blog si chiama “Occhi da orientale” perché quando lo aprii ero (e lo sono ancora) profondamente innamorata della canzone di Daniele Silvestri ed ero fermamente convinta che qualche sua frase parlasse di me (io me ne vergogno, ora. Ma alzi la mano chi non l’hai mai pensato almeno una volta!). L’URL del mio blog è sempre stato fairydragonfly, perché era il mio indirizzo di posta elettronica e perché nel mondo ovattato dei miei 20 anni ero ossessionata dalle fate e dalle libellule. Le fate per fortuna sono scomparse dalle mie fantasie ma le libellule, le libellule sono per me un simbolo di equilibrio e bellezza, perfezione tecnica e indipendenza. Ad oggi l’argomento attorno a cui ruota la mia più grande collezione.