4 Agosto: Dunluce Castle, Giant’s Causeway, Carrick-a-Rede

C’è un equilibrio tacito tra la facoltà di comunicazione delle parole e delle foto in questo spazio. Spesso viaggiano mantenendosi (etimologicamente, tenendosi per mano), a volte si scoprono indipendenti. Come in questo viaggio: ho avuto la sensazione che aggiungere parole alle foto fosse ridondante, mi è sembrato che volessero esprimersi da sole, senza nessun aiuto. E a quanto pare ci sono riuscite. Questo giorno fa eccezione, perché c’è un paio di cose che vorrei spiegarvi.

Siamo arrivati in Irlanda del Nord, nella contea di Antrim, dopo due settimane di strade strette e straordinarie, puntellate di siepi colorate e innaffiate di pioggia benevola. Ci siamo arrivati con gli occhi gonfi di stupore, non immaginando quali meraviglie la Giant’s Costal Route ci avrebbe riservato. La prima tappa della giornata è stato il Dunluce Castle, un maniero arrampicato su una delle coste più belle del mondo, come una porta spalancata sul mare e sul Selciato del Gigante. Già, il selciato… la nostra seconda tappa, la testimonianza diretta e straordinaria dell’intelligenza intrinseca nell’organizzazione della natura (un lago di lava primordiale che si è raffreddato continuando a produrre bolle, che a mano a mano si sono condensate assumendo la forma di esagoni regolari, per risparmiare spazio condividendo le pareti -provate a unire le bolle di sapone, il risultato vi farà sgranare gli occhi-) o se preferite, la prova dell’esistenza di Finn, il gigante che costruì il selciato per raggiungere il suo rivale scozzese, Benandonner. Leggenda narra che Finn, vista l’enorme stazza del suo nemico, spinse la moglie a coprirlo con un drappo, per fingere di essere un bambino. Al suo arrivo, Benandonner, caduto nel tranello, colpito dall’enorme mole del finto bambino e temendo che il padre dovesse essere di proporzioni spaventose, fuggì via distruggendo il selciato.

Ecco, lì, un po’ stordita dalla bellezza del luogo (ma non voglio giustificarmi) mi sono resa conto della mia vergognosa mancanza di equilibrio… ecco perché vedrete Stefano con i miei averi addosso: ho cominciato a oscillare pericolosamente su quelle rocce, temendo per la vita della mia reflex e delle mie pecunie, evitando, con tutte le mie forze, di ricordarmi ha ho praticato ginnastica artistica per un decennio. Ma quella disperazione era solo l’inizio… nel pomeriggio mi sono trovata di fronte a un’altra, sconcertante constatazione: IO SOFFRO DI VERTIGINI! Cosa che più o meno sapevo, ma mai avrei potuto pensare di far scattare addirittura l’istinto di sopravvivenza! Ora vi spiego: l’ultima tappa era il Carrick-a-Rede, un ponte di corda sospeso tra la terraferma e uno scoglio, issato dai pescatori per intercettare i salmoni in risalita in alcuni periodi dell’anno. Sapevo che non sarebbe stata un’esperienza straordinaria per me che non sono esattamente una fan delle altezze smisurate ma di certo non mi aspettavo di bloccarmi sulla scaletta che portava al ponte, di girarmi verso Stefano, impietrita e terrorizzata gridando “Io non vado, piuttosto muoio” e di vedere una fila senza fine di gente che non sarebbe mai potuta tornare indietro per un mio ripensamento. Così mi sono rigirata, respirando profondamente e a occhi semi-chiusi ho attraversato il ponte. Sono arrivata sullo scoglio pregando per la mia vita, scatenando una paura istintuale che non sapevo di poter provare. Ma la bellezza di quel posto mi ha praticamente sedato: mi sono stesa sull’erba inebriandomi di quell’odore di mare, ho trovato una sterlina malandata che ora è il mio portafortuna e mi sono lasciata attraversare da una luce dolce, ovattata, che avvolgeva quel luogo con una mano carezzevole. Fotor0107191323

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9 thoughts on “4 Agosto: Dunluce Castle, Giant’s Causeway, Carrick-a-Rede

  1. La prossima volta lascia tutti gli altri a casa :-): da solo il viaggiatore con le sue sensazioni: Comunque anche la stessa mitologia testimonia il fascino magico emanato da certe terre, come tu stessa hai accennato

    A proposito di grandi spiriti solitari mi viene in mente un certo Gilliat ma sarebbe un altro romanzo 🙂 – forse non molto lontano dai posti che hai visitato.

    • Per fortuna riesco sempre a ritagliarmi degli spazi di solitudine per respirare l’idea di viaggio da sola, ma credo che la condivisione con una persona sulla tua stessa lunghezza d’onda sia un’esperienza altrettanto meravigliosa. Ma sai che non ne ho mai sentito parlare di Gilliat? Se mi illumini sulla sua storia te ne sarò grata 🙂

      • Infatti anche secondo me la condivisione è importante, d’altronde se hai accanto persone capaci di raccogliere l’energia vitale che tu emani ed espanderla ulteriormente sei fortunata e te ne redi conto. Diversamente ti rendi conto che ciò che emani ti si può ritorcere contro…

        Gilliate è il solitario protagonista dei ”I lavoratori del mare” di Hugo; costrui esce dall’anonimato per andare a salvare una nave incagliata tra degli scogli, sperando nell’amore di una giovane fanciulla…”E non ci fu altro che il mare”…

      • Deve essere un racconto di una poesia straordinaria… L’ho già inserito nella lista “prossimi tesori da comprare”, grazie infinite per avermelo fatto scoprire!

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