28 Marzo, giorno 165: i sepolcri del Giovedì Santo

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Qui chiamano impropriamente “sepolcro” l’altare della reposizione, allestito il giovedì santo per accogliere l’ostia consacrata e permetterne l’adorazione da parte dei fedeli che, in genere, visitano un numero dispari di chiese con i relativi altari, abbelliti da gigli e piante di grano, lasciando un’offerta ai piedi di ciascuno di essi. Ero convinta che fosse una tradizione locale, non troppo estesa e invece girando un po’ su internet mi sono resa conto che è molto diffusa nel sud Italia e che, soprattutto, il termine “sepolcro” è usato dovunque. La ricerca successiva è stata indirizzata alla comprensione di questo mistero: perché un altare allestito per commemorare l’ultima cena di Gesù è definito sepolcro se il martirio non era ancora avvenuto? La spiegazione che mi è sembrata più plausibile è, manco a dirlo, di natura etimologica: repositorium (da cui reposizione) in latino aveva tra i vari significati anche quello di sepolcro… traslazione semantica sta a traslazione reale 1 a 1.

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